Home > Tanzania > Tanzania: cosa vedere e cosa fare.

Trekking in Tanzania.

La Tanzania offre diverse possibilità per fare trekking, ma l’itinerario più famoso ed ambito dagli appassionati di questa disciplina è quello che conduce sulla cima del Kilimangiaro.

Se avete deciso di dedicarvi al trekking durante il vostro soggiorno in Tanzania, non dimenticatevi di portare con voi tutta l’attrezzatura necessaria: in proposito, vi invitiamo a leggere attentamente le informazioni ed i consigli utili che diamo sulla “Vita da trekking”.

Il Kilimangiaro.

La cima del Kilimangiaro raggiunge i 5.895 metri ed è il più grande vulcano spento del pianeta. Oltre ad essere una delle sette più alte vette della terra e la più alta di tutta l’Africa, il Kilimangiaro ha anche la particolarità di non appartenere ad una catena montagnosa, ma di essere una singola cima disposta proprio nel bel mezzo del continente nero.

Si trova a 205 miglia a sud dell’equatore tra la Tanzania ed il Kenya, unico punto in Africa dove la neve è ancora perenne e si formano ghiacciai. È una montagna che non presenta grandi difficoltà di scalata, anche se è superfluo dire che, per arrivare alla vetta, è necessario avere al proprio attivo almeno qualche esperienza in quota.

Il Kilimangiaro è composto da tre coni vulcanici spenti: il Kibo sempre ricoperto di neve (5.895 metri), il Mawenzi situato nel mezzo del gruppo (5.149 metri) e lo Shira ad ovest (3.962 metri). Tutti coloro che hanno affrontato il trekking verso la vetta di questa montagna rimangono incantati dalla bellezza del paesaggio e stupiti dalla singolarità del passaggio dalla lussureggiante regione tropicale alla neve ed al ghiaccio della cima. All’inizio, il sentiero che conduce alla montagna passa attraverso altopiani africani popolati da animali selvaggi; poi, attraversa foreste pluviali, boschi e paesaggi alpini, terminando nelle condizioni climatiche tipiche dell’alta quota.

Il miglior periodo per affrontare la scalata è quello compreso tra gennaio e febbraio, stagione secca con poche e brevi probabilità di pioggia. Per la salita verso la cima si possono percorrere tre differenti percorsi, ognuno con difficoltà ad esso peculiari, noti rispettivamente come Marangu Route, Machame Route ed Umbwe Route.

Considerata la piú facile, Marangu Route porta piano piano verso le falde del Kilimanjaro attraverso differenti ecosistemi. Il primo tratto è in foresta fino al Mandara Hut (2.743 mt). Da qui il sentiero lascia la foresta per serpeggiare in spazi aperti fino al Horombo Hut (3.760 mt). Un pernottamento è previsto presso il Kibo Hut proprio sulla sella della montagna (4.730 mt) in un paesaggio è tipicamente alpino. Partendo la mattina presto, da questo punto si raggiunge il bordo del cratere. Nella stessa giornata si comincia la discesa.

Un po’ più complicato l’itinerario della Machame Route, che offre però panorami molto più suggestivi. Il percorso comincia presso il villaggio di Machame per attraversare l’omonima foresta fino ad arrivare a quota tremila metri per la sosta presso il Machame Hut. Il sentiero prosegue su un percorso sassoso verso un torrente che viene attraversato prima di salire verso Shira Hut a quota 3.800 metri. Qui, con una serie di saliscendi, si raggiunge dapprima la Lawa Tower (4630 mt) fino a Barranco Hut (3950 mt). Attraversata la valle di Karanga, sul percorso condiviso con la Mwenka Route, si raggiunge Barafu Hut a 4600 metri. Da questa ultima tappa si arriva alla cima del cratere Kibo tra ghiacciai perenni e ancora su fino alla cima Uhuru.

Umbwe Route è la più difficile, ma la più spettacolare e diretta via per il Kilimangiaro. Il percorso inizia a Umbwe con l’attraversamento della foresta per raggiungere un costone tra Lonzo e il fiume Umbwe. Da qui si prosegue lungo un sentiero sempre difficoltoso verso i 3.950 metri di Barranco Hut per attraversare la dorsale che porta verso la valle di Karanga e su verso il Barafu Hut (4.600 mt). Quindi si raggiunge il bordo del cratere Kibo e la cima Uhuru.

Il Monte Meru.

Il Monte Meru è uno stratovulcano ancora attivo (l’ultima eruzione risale comunque al 1910) che raggiunge quota 4.566 metri.

Si trova al centro dell’area naturale protetta del Parco Nazionale di Arusha ed è circondato dalla savana e coperto in parte da foreste. Sulle sue pendici vivono molti animali selvatici, incluse numerose specie di uccelli, scimmie e leopardi. Nonostante sia più breve dell’ascensione del Kilimanjaro, il trekking sul Monte Meru è fisicamente impegnativo a causa delle salite ripide e del clima freddo in alta quota.

Si parte dal Momela Gate che si trova a nord del parco e si raggiunge il campo base attraverso boschi di acacie popolati da bufali e giraffe. Prima di arrivare alla desolazione di rocce e cenere dei 4000 mt, il sentiero attraversa praterie, torrenti, foreste e brughiera dove possono essere avvistati uccelli di ogni tipo, leopardi, bufali e scimmie. Raggiunta la vetta della montagna, imponente davanti a voi si staglierà la cima maestosa ed innevata del Kilimanjaro.

I safari nei parchi.

I safari nei parchi nazionali della Tanzania costituiscono una delle principali attrazioni turistiche del paese.

Il Parco Nazionale del Kilimangiaro si estende su una superficie talmente ampia da comprendere ben quattro tipi diversi zone climatiche che determinano altrettante tipologie di paesaggio con relativa flora e fauna:

  • la foresta pluviale, ricca di vegetazione dominata dagli alberi ad alto fusto;
  • la brughiera, abitata prevalentemente da specie arbustifere;
  • il deserto d’alta quota, spoglio e desolato;
  • la zona sommitale, spesso coperta dalle nevi e soggetta a condizioni climatiche estreme.

Questa eterogeneità del territorio determina una notevole varietà faunistica – che è possibile ammirare durante i safari immersa nel proprio habitat naturale – che comprende oltre 140 specie di mammiferi (incluse 7 specie di primati), 25 di carnivori, 25 di antilopi e 24 di pipistrelli. Nel parco sopravvivono anche qualche centinaio di elefanti, rari esemplari di bufalo nero e di leopardo e sono state censite oltre 180 specie di uccelli.

La pianura di Serengeti occupa circa trentamila chilometri quadrati, l’80% dei quali si trova in territorio tanzaniano: comprende il Parco Nazionale del Serengeti, la Riserva Naturale di Ngorongoro, la riserva di Masai Mara (in Kenya), il Maswa Game Reserve e le aree controllate di Loliondo, Grumeti e Ikorongo. Anche in questo caso, una fetta così ampia di territorio determina la presenza di aree caratterizzate da aspetti paesaggistici e naturalistici assai differenti tra loro come la prateria, la savana e le zone boschifere.

Il Serengeti è l’habitat naturale per una grande varietà di animali, tra cui gnu, antilopi, gazzelle, zebre e bufali. Fa da sfondo agli impressionanti movimenti migratori di milioni di esemplari di specie erbivore che ogni anno si spostano verso sud ad ottobre per ritornare a nord intorno ad aprile.

La Tanzania vanta altri parchi nazionali e riserve naturali ognuno caratterizzato dalle proprie specificità in termini di territorio, clima e biodiversità ed ognuno a suo modo ricco di fascino e di meraviglie da scoprire. Tra i più importanti e suggestivi citiamo l’Area di conservazione di Ngorongoro, il Parco Nazionale del Tarangire, il Parco Nazionale del Lago Manyara ed il Parco Nazionale di Arusha.

Arcipelago di Zanzibar.

L’arcipelago di Zanzibar è una meta che non può essere ignorata quando si viaggia in Tanzania. Isolette minori di spettacolare bellezza note soprattutto per le magnifiche barriere coralline, la ricchissima fauna marina ed i fondali incontaminati fanno compagnia ad Unguja, l’isola più grande, imperdibile sia per le sue spiagge finissime che sembrano fatte di borotalco, sia per le acque trasparenti e cristalline che le lambiscono.

Zanzibar City – con le sue moschee, il Palazzo delle Meraviglie ex dimora del sultano, il suo vecchio forte, il mercato di Darajani ed il suo dedalo di viuzze – è il centro urbano più sviluppato; la maggior parte della popolazione locale, però, vive di pesca in pittoreschi e caratteristici villaggi sparsi per tutto l’arcipelago.

Altre due perle dell’arcipelago sono Mafia Island, un paradiso fatto di spiagge bianche, fondali ricchissimi, foreste, colline e paesini di pescatori e Pemba conosciuta come l’isola sempreverde per la sua lussureggiante vegetazione.

I laghi.

La Tanzania è caratterizzata anche da immensi laghi che condivide con altri stati africani. I principali si trovano nella grande Rift Valley e sono il lago Vittoria, il lago Tanganica ed il lago Malawi, famosi per essere tra i più estesi e profondi del mondo.

Una grande varietà di specie animali popola questi sconfinati bacini e le loro rive: rettili, testuggini, serpenti, pesci, uccelli acquatici di ogni tipo, ivi compresi splendidi fenicotteri rosa e cicogne. Da non perdere anche il Lago Manyara situato nell’omonimo parco nazionale, più piccolo ma forse per questo ancora più suggestivo.

La fauna.

Habitat naturale di zebre, antilopi, gazzelle, leoni e gnu, la Tanzania è popolata da una biodiversità così ricca da non temere rivali in tutto il continente africano. Territorio che ha aperto le sue porte al turismo in tempi relativamente recenti, si rivela ai viaggiatori quasi del tutto incontaminato grazie alla volontà delle autorità locali fermamente decise a preservarne le bellezze naturalistiche, unico vero patrimonio di queste terre.

I parchi nazionali e le riserve naturali coprono l’intera superficie del paese e tutelano flora e fauna dall’intervento spesso disastroso dell’uomo. Per questo motivo, in Tanzania è facile incontrare placidi elefanti intenti a guadare un fiume, famiglie di ippopotami che giocano nell’acqua e gruppi di leoni sonnacchiosi spaparanzati al sole. E poi fenicotteri, bufali, babbuini, giraffe, zebre, uccelli di ogni tipo, coccodrilli, scimpanzè, antilopi, insetti, pesci… è anche questo ciò che fa della Tanzania una meta ideale per i malati d’Africa!

La cucina tanzaniana.

La cucina tradizionale tanzaniana è molto simile a quella kenyota: non mancano le spezie (soprattutto cardamomo e cumino) ed alcuni tipici ingredienti di base come le banane verdi, l’Ugali (pietanza di accompagnamento simile alla polenta preparata con farina di mais bianco o di manioca), il riso, il latte di cocco, le patate dolci e la carne di manzo.

Nelle zone costiere, la cucina è contaminata dalle influenze arabe ed indiane: fanno la loro comparsa piatti a base di pesce, frutta e verdure tipiche della zona, carne di agnello ed altre spezie come la cannella, lo zenzero, la curcuma, la noce moscata ed i chiodi di garofano.

Oltre all’Ugali servito con verdure, manzo, pollo o pesce stufati, altri piatti tipici nel paese sono il pilau, riso speziato accompagnato da verdure e carne di manzo (o pollo) ed il biriani, uno stufato di carne di pecora. Ma i tanzaniani vanno matti soprattutto per il barbeque, carne di pollo e di manzo servita con contorno di verdure o patatine dopo essere stata ben arrostita sulla brace.